Questa montagna è donna...

Giorgio Carrozzini 04/01/2009 Aggiornato: 02/11/2026 19:43 Letture: 2

Questa montagna è donna. Indossa una sottoveste di seta grigia che ne avvolge le forme, sinuose, ne intuisco le curve morbide. Sotto questa veste leggera, ad ogni colpo di vento riesco a carpirne un promontorio, un colle come di seno materno, un monte di venere che scompare subito dopo lasciandomi tanto ambizioso quanto insicuro. E cammino, cammino su questo suo ventre allo stesso tempo amorevole e gelido. Mi muovo lento sul manto bianco, steso su questa donna silente, sul lenzuolo candido, neve d'inverno che tutto ricopre come a custodire un sonno di bella fatata.  Guardo attento, osservo senza disturbare. Non schiamazzi, non grida solo ascoltare, mi resta, il silenzio e questo sospiro di vento lieve, respiro di riposo invernale. A tratti un merletto di pizzi di galaverna fine, qualche ghiacciolo pendente e qualche laccetto di misto seta-neve. Osservo, mi emoziono, e riprendo i cammino. Si... cammino spedito, un amico direbbe... con passo marziale, non sento nel il freddo, ne odo più la paura di questo mio spirito... ormai libero da qualsivoglia nebbia interiore. Avanzo dritto al cuore di questa montagna per farla parte di me ed allo stesso tempo per entrarle sotto la pelle, per immaginare anche solo di poterle dormire accanto.

Non sempre è facile conquistare il cuore di questa dama bianca così bella e crudele. Non sempre si  riesce catturarne la vetta. Devo sudare, in uno sforzo titanico, cavalcando i suoi fianchi chiari, a tratti sprofondando attraverso le sue ampie ed ondulate dune nevose.

Mi attardo, lasciando che questo viaggio diventi solo cosa mia, almeno solo per poco... vorrei rimanere qui, chiuso in una truna, a sognare la pace, ad ascoltare il silenzio, a vivere questa paziente ed onnipresente presenza di donna.

Ed ancora mi attardo lasciando fuggire i miei compagni per rimanere presso questo masso così espressivo ed ostile che mi guarda con sguardo fermo, sembra immobile ma non cessa di errare fra le gobbe e i canaloni di questa montagna.

Poi sul pendio ghiacciato, la dove si fa incerto il passo non mi resta che piantare la piccozza, a volte con fermezza, eppure senza mai ferirne l'orgoglio. Non oso neppure immaginare di spogliare la montagna di questo suo manto bianco, non oso  immaginare di venir travolto dalla sua improvvisa ed incontenibile furia di donna.

Continuo ad osservare in alto, non riesco a carpirne la vetta, questa infida sottoveste di seta grigia ricopre tutto, la sento entrare fin dentro ai polmoni con tutta l'aria che respiro.

Mi fermo ed accarezzo il pendio inclinato e sento l'intera vastità del crinale.

Infine otteniamo la vetta, io e miei compagni. Questa montagna è abbastanza grande da accogliere tutti seppur concedendoci così poco di se, arriviamo insieme su questa vetta che intuisco immensa     e meravigliosa. La fatica di questa conquista d'amore ci ha svuotato, ci sentiamo persi ed allo stesso tempo felici e realizzati.

Informazioni aggiuntive sul percorso.

Osservando la valle che si diparte da Prati di Mezzo ci si dirige sulla destra in direzione di un sentiero che si snodo in un bosco di alti faggi. Al primo bivio si prosegue sulla sinistra tenendosi alti nel bosco salendo fino alla costruzione in cemento di un acquedotto. Da qui si può ben osservare il ripido crinale sud-orientale del Monte Forcellone. Evitando le ampolle di acqua sorgiva ed il torrente ci si dirige verso un pendio secondario del massiccio che finisce su un ampio terrazzo. Si tratta di una comba glaciale poco erosa. Attraversato questo piccolo circolo glaciale, una specie di terrazzo in quota si affronta l'ultimo strappo lungo il pendio che porta rapidamente sotto la vetta del Forcellone.

Il ritorno e la discesa

Ricordiamo a noi stessi e a tutti gli escursionisti che in caso di nebbia la regola più ovvia è quella di ritornare sempre sui propri passi. Anche quando si è ottimi conoscitori del territorio una deviazione di pochi gradi 10°-20° può portarci molto lontano dal percorso desiderato.

Nel caso di questa escursione, data la forte nebbia, è stato necessario ridiscendere da dove eravamo venuti, va fatta molta attenzione sul pendio ghiacciato. In inverno è necessario (se non obbligatorio) muoversi con l'attrezzatura alpinistica (ramponi e picozza).

Qualora la visibilità lo renda possibile è possibile ridiscendere in direzione della imponente gobba del Monte Cavallo. Raggiunta la sella che congiunge il Monte Forcellone al Cavallo si discende nel vallone visibilmente segnato dal passaggio di un torrente seguendo il quale è possibile riguadagnare il sentiero di andata all'altezza dell'acquedotto precedentemente incontrato.

Avvertenze

Il crinale Sud Orientale del massiccio del Forcellone è soggetto alla continua formazione di lastroni di ghiaccio spesso stratificati e notoriamente pericolosi. E' possibile semplificare l'arrampicata evitando l'ultimo strappo in direzione della vetta girando intorno alla comba glaciale e salire lungo la cresta che porta  dolcemente in vetta al Monte Forcellone.