Il rapporto con la montagna è, per molti alpinisti ed escursionisti, una ricerca di confronto con se stessi — un confronto che spesso fa scoprire forze interiori che si pensava di non avere. È quello che mi è successo fin da quando ho iniziato ad andare in montagna. Non è un caso che Reinhold Messner abbia scritto un libro intitolato "Spostare le montagne".
In montagna si mette un passo davanti all'altro, si guarda localmente e si compiono le azioni giuste di volta in volta. Sono bandite le grandi emozioni durante il percorso: ci vuole freddezza, ci vuole controllo, non ci si può far prendere dagli entusiasmi. Solo in vetta ci si può godere il panorama — ma non per molto. Arriva presto il momento di tornare indietro, smettere di ammirare le cime e rimettere i piedi per terra.
La montagna ti mette alla prova e vuole sapere se hai il controllo del presente. Un passo dopo l'altro: è questo che mi ha insegnato. Un approccio che ho riportato anche nel mio modo di lavorare, e che nella vita mi ha salvato.
L'accordo per una mattina libera
Alessandro Vittore mi segue da circa vent'anni e mi stimola costantemente a tornare in montagna quando, per lunghi periodi, me ne allontano per dedicarmi al lavoro.
Come tutte le escursioni ben riuscite, l'accordo avviene in tempi rapidi e senza troppo preavviso. Per un lunedì qualsiasi entrambi abbiamo a disposizione una mezza giornata libera. Si concorda un'uscita facile, per rimettere un po' di sforzo nelle gambe.
Io sono allenato — da qualche anno faccio cyclette tre volte a settimana — e questo mi garantisce un buono stato di salute generale.
Il Monte Bolza e la fioritura di giugno
La scelta cade sul Monte Bolza (1927 m.), un'interessante cresta che si erge al centro del Gran Sasso, nel bel mezzo dell'altopiano di Campo Imperatore. Scarsamente considerato dagli alpinisti, è molto amato dagli escursionisti proprio perché accessibile a tutti. La sua forma è una cresta sinuosa dall'aspetto elegante, che offre un affaccio estremamente panoramico sulla catena orientale del massiccio: dal Vado di Corno, passando per il Brancastello e il Prena, fino al Monte Camicia, con una prospettiva del tutto inusuale.
Partiamo dall'ampio parcheggio poco fuori Castel del Monte, arrivando alle otto di mattina per goderci le ore più fresche. L'escursione inizia con una lunga e tranquilla passeggiata su un sentiero che costeggia la cresta che unisce il Monte Bolza alla sua Cima.
Siamo nei primi giorni di giugno e la primavera è nel pieno della fioritura. Il crinale è completamente ricoperto di fiori di ogni colore — una varietà che in città non si vede mai. Per anni questa ricchezza mi sembrava del tutto normale; ora, dopo mesi di assenza da questi luoghi, mi appare del tutto eccezionale. La mia mente vola alla fioritura di Castelluccio.
La salita, la vetta e il rientro
Arrivati sotto la Cima del Monte Bolza ci aspetta una ripida "pettata" di 200 metri di dislivello — ma questa volta il fisico mi sostiene ottimamente. Mesi di cyclette mattutina si fanno sentire.
In due ore e dieci siamo sulla Cima del Monte Bolza, soddisfatti e con il panorama davanti agli occhi. Decidiamo di proseguire lungo la cresta verso la seconda cima, il Monte Bolza, di qualche metro più basso. Purtroppo la catena orientale del Gran Sasso è oscurata da nuvole nere cariche di pioggia: lo stesso Corno Grande non è visibile.
Il rientro avviene lungo i pratoni delle coste meridionali in direzione di Castel del Monte. La discesa è sempre un massacro per le ginocchia, ma a questo ormai ci siamo abituati. Sulla via del ritorno, qualche goccia di pioggia tenta di inseguirci.
In tutto l'escursione è durata poco meno di cinque ore.
Il tempo perso che avremmo dovuto prenderci
Una giornata spettacolare, che ci ha regalato momenti di pace e serenità. Sia io che Alessandro lavoriamo in modo estenuante da mesi, senza mai dedicare tempo alla nostra grande passione.
Alessandro mi rimprovera di essere andato troppo veloce, senza prenderci il tempo della noia, del non far nulla, del godersi il qui e ora. Ha ragione. Per troppo tempo ho fatto della montagna un corri-corri continuo — ma per inseguire cosa, poi? Dopo tanto lavoro ci meritiamo di stare semplicemente, senza inseguire nulla, godendoci il panorama.
Dedicandomi completamente al lavoro ho disimparato quella calma e quella capacità di meditazione che un tempo avevo. Avremmo dovuto prenderci il nostro "tempo perso".
Ci ripromettiamo di tornare presto in montagna. E devo ringraziare Alessandro per avermi accompagnato in questa escursione e per avermi continuamente stimolato in tutti questi anni, con la sua gentilezza mai invadente.
Galleria fotografica
Dettagli percorso
- Link di Interesse
- Array
- Scheda Tecnica dell'Escursione
Scheda tecnica ancora non disponibile...